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Cinema muto, che passione / 3

Continuo nella riproposta di grandi interventi sul cinema muto, apparsi negli anni scorsi sul Sole 24 Ore Domenica. Ecco la testimonianza di David Robinson, biografo di Chaplin, presidente delle Giornate del Cinema muto di Pordenone. Un articolo davvero emozionante, al pari di quello del suo grande amicoe collega Kevin Brownlow

di David Robinson *
Il cinema e' con noi da oltre cento anni. Nato alla fine dell'Ottocento, ci
ha accompagnati per tutto il Novecento. Per i primi trent'anni, le
pellicole erano prive di sonoro e di voci sincronizzate, anche se,
come vedremo, i film non sono mai stati veramente 'muti'.
La situazione muto' radicalmente alla fine degli anni Venti, con
l'introduzione delle prime pellicole sonore. Fu una rivoluzione, e,
nella smania della novita', tutti – dai produttori agli spettatori –
cominciarono a snobbare i vecchi film, divenuti arcaici, obsoleti,
antiquati, stadio primordiale di un'invenzione che si era evoluta e
faceva ora parlare e cantare gli attori sullo schermo.
Da un giorno all'altro, la gente dimentico' che in quei trent'anni
era stata creata una nuova forma artistica, capace di dar vita, tra
gli anni Dieci e i Venti, a capolavori quali Nascita di una nazione,
Cabiria, Intolerance, Rapacita', La febbre dell'oro, La corazzata
Potemkin, Nosferatu il vampiro, Faust, Napoleon, Aurora, La terra.
Nell'arco di due o tre generazioni, gli artisti del cinema muto
avevano esplorato le eccitanti, inedite possibilita' di questo mezzo
essenzialmente visivo. Avevano imparato a raccontare storie, a creare
personaggi, a eccitare i sensi e le emozioni con il solo potere
dell'immagine. Avevano inventato un'arte autonoma con regole proprie
e una sua ricchezza. Quando venne introdotto il sonoro, il cinema non
rappresentava piu' la stessa cosa, era una forma estetica inedita con
nuove regole da definire.
Cosi', forse per la prima volta nella storia della cultura, una forma
artistica ancora tutta da scoprire si estinse nel giro di pochi mesi.
Per piu' di cinquant'anni, il cinema muto, o perlomeno la sua vera
natura, venne dimenticato. Naturalmente, si continuo' a studiare la
storia del cinema e a proiettare le opere di attori e registi famosi
come Griffith, Ejsenstein, Chaplin, Murnau. Tuttavia, il pubblico vi
assisteva in condizioni diverse da quelle originali. L'altissima
qualita' delle immagini venne definitivamente compromessa
dall'abitudine di copiare e ricopiare all'infinito le pellicole
originali, trasferite nei 'rozzi' formati da 22, 16, 9,5 e 8 mm per
uso domestico. La gente fini' per credere che i 'vecchi' film fossero
quelli con la fotografia sfocata e 'granulosa', i 'graffi' sullo
schermo e gli attori che si muovevano in modo ridicolo. I proiettori
moderni funzionano a una velocita' di 24 immagini al secondo. I film
muti venivano proiettati a varie velocita', dai 12 fotogrammi al
secondo dei primi tempi fino ai 24 della fine degli anni Venti; la
media era di 16 fotogrammi al secondo. E' ovvio che proiettando
questi film alla velocita' richiesta dal sonoro i movimenti
risultassero assurdamente accelerati.
Non solo, ma dagli anni Trenta ai Settanta, i vecchi, bistrattati
film muti erano visti quasi esclusivamente dagli spettatori di sale
private e cineclub, seduti su sedie scomode nel piu' assoluto
silenzio (fatta eccezione per il rumore di proiettori antidiluviani).
Settanta o ottant'anni fa, assistere alla proiezione di una di tali
pellicole era un'esperienza totalmente diversa. I gestori delle sale
avevano deciso che il cinematografo doveva diventare il piu' bello
spettacolo del mondo per tutta quella gente comune il cui principale
divertimento consisteva nel l'andare a vedere un film. <Voglio che il
camionista e sua moglie si sentano come un re e una regina> disse una
volta 'Roxy' Rothafel, il piu' grande impresario americano. Le sale
dell'epoca del muto erano veri e propri 'palazzi del cinema': ampie,
riccamente arredate, accoglienti, con poltrone lussuose e inservienti
ossequiosi.
Ma c'e' di piu'. Parlare di 'film muti' non e' del tutto esatto,
perche' c'era la musica. Fin dal primo spettacolo dei Lumiere al
Grand Cafe' del Boulevard des Capucines a Parigi, le pellicole
cinematografiche degli esordi avevano un accompagnamento musicale, di
solito un semplice pianoforte che copriva il rumore del proiettore. E
se il film faceva parte del programma di una sala per concerti,
allora c'era addirittura un'orchestra sinfonica.
Col tempo le musiche divennero sempre piu' sofisticate. Per i piccoli
cinema di provincia poteva ancor bastare un pianista che improvvisava
(anche se, durante le scene sentimentali, veniva solitamente
affiancato da un violinista), ma le sale delle grandi citta'
vantavano musicisti professionisti e 'direttori d'orchestra' in
pianta stabile. Ogni settimana, il direttore preparava e provava un
programma di brani adattandoli sapientemente alle varie sequenze dei
film in cartellone. Spesso il distributore faceva stampare spartiti
con 'suggerimenti musicali' utilizzabili a questo scopo.
Senza musica, un film muto e' incompleto. Quando creavano le loro
opere, i registi sapevano che le scene piu' significative sarebbero
state sottolineate e valorizzate da un adeguato commento sonoro. Per
ottenere il massimo dei risultati, i piu' intelligenti di essi
lavoravano spalla a spalla con i musicisti. Ma alla fine degli anni
Venti, le orchestre furono soppiantate dall'avvento del sonoro (che
ovunque provoco' una grave crisi nel mondo della musica). Poche
persone oggi ricordano anche solo vagamente che impressione facesse
assistere a un film nel l'epoca d'oro del muto.
Divenuto antiquato, questo genere unico di spettacolo fu
completamente dimenticato. Finche' nel 1980 usci' Napoleon. Il
revival del film muto e' in massima parte dovuto al lavoro di un solo
uomo, lo storico inglese del cinema Kevin Brownlow, che ha dedicato
la propria vita allo studio di questo argomento (fondamentale e'
stata la sua ventennale collaborazione con David Gill, altro cultore
della materia, prematuramente scomparso nei giorni scorsi).
Brownlow, oggi cinquantanovenne, e' probabilmente la massima
autorita' mondiale in fatto di cinema muto, oltre che regista
(inevitabilmente influenzato, come tale, dai grandi maestri del
genere), eminente critico e autore. Da bambino, fece la scoperta di
alcuni frammenti in 8 mm di Napoleon, grandiosa opera di Abel Gance
allora ritenuta irrimediabilmente perduta. Per venticinque anni,
Brownlow cerco' in tutto il mondo il resto della pellicola. Nel 1980,
grazie anche all'aiuto di Francis Ford Coppola, il recupero del
filmato originale – della durata di sei ore – poteva dirsi
sostanzialmente completato.
Con la collaborazione di Thames Television e Channel Four, fu dato
incarico a Carl Davis di realizzare la colonna sonora, per la quale
egli si ispiro' alla musica del periodo napoleonico. Finalmente, nel
novembre dello stesso anno il film venne proiettato all'Empire
Theatre, a Leicester Square, uno dei piu' lussuosi cinema di Londra
che tra l'altro aveva tenuto a battesimo, nel lontano 1896, il lancio
dell'invenzione dei Lumiere in terra britannica.
Nessuno sapeva quali reazioni avrebbe suscitato. Nessuno,
soprattutto, poteva prevedere l'effetto elettrizzante che avrebbe
avuto su un pubblico non abituato alla grandiosita' epica e
all'emotivita' di un grande film muto, qualcosa di piu' simile a un
balletto o a un'opera lirica che a un dramma teatrale o a una
pellicola sonora, anche se con fo
rma e regole proprie. Gli
orchestrali, che all'inizio avevano trovato umiliante il compito di
accompagnare la proiezione di un film, come se stessero suonando per
il numero degli elefanti di un circo, vennero letteralmente sommersi
dalle interminabili ovazioni del pubblico alla fine di ogni episodio,
dimostrandosi cosi' perfettamente all'altezza. Dei piu' di mille
presenti, nessuno potra' mai dimenticare lo storico momento in cui il
film muto era nato a nuova vita.
Napoleon e' stato eseguito proiettato in tutto il mondo: al Colosseo,
al Radio City Music Hall di New York dove e' entrato nella speciale
classifica di Variety dei film piu' visti, all'Opera di Parigi dove
era stato dato per la prima volta nel 1927. Da allora, la riscoperta
del cinema muto e' divenuta per il pubblico una specie di sport.
Il fenomeno Napoleon ha avuto un'altra conseguenza positiva.
Contrariamente a quanto si e' creduto per lungo tempo, le immagini
dei primi film muti non erano affatto 'primitive', 'granulose' e
piene di 'graffi'. La loro qualita', anzi, era spesso elevata. Le
macchine da presa erano sicuramente meno sofisticate di quelle
attuali, ma gli obiettivi e le pellicole erano eccellenti, e gli
uomini che le utilizzavano avevano spesso piu' talento dei loro
successori di oggi. La scenografia e l'uso sperimentale della
macchina da presa in Napoleon (in certi momenti, l'immagine si
espande su di un ampio schermo tripartito) hanno influenzato i
giovani registi degli anni Ottanta. Il film ha anche dettato nuove
regole per il recupero delle vecchie pellicole.
Oggi, gli archivi cinematografici di tutto il mondo adottano le
stesse tecniche rigorose e sofisticate utilizzate per Napoleon,
raccogliendo e confrontando tutte le copie esistenti di una pellicola
per evitare di perdere anche solo una scena o un'inquadratura e
garantire un'elevata qualita' del l'immagine. La moderna tecnologia
digitale consente attualmente un ulteriore salto qualitativo, e i
puristi cominciano a deplorare la facilita' con cui e' divenuto
possibile modificare l'originale eliminandone ogni imperfezione. Le
nuove filosofie del restauro cinematografico tengono anche conto di
un altro aspetto dimenticato del cinema muto: il colore. Fin
dall'inizio, registi e gestori di sale tentarono di 'migliorare' le
pellicole in bianco e nero. Ancor prima dell'invenzione della
cromofotografia, l'accurata tecnica della colorazione a mano dei
singoli fotogrammi venne sostituita da sistemi meccanici piu'
sofisticati che impiegavano appositi stampini. Quasi tutti i film
venivano 'colorati': la pellicola veniva tinta prima di girare,
oppure le immagini venivano sottoposte a uno speciale trattamento che
consentiva di stamparle in una determinata tonalita'. Di solito, le
scene notturne avevano una sfumatura blu. Gli esterni di giorno erano
di un vivo color ambra. Gli interni di sera, rosa. Gli archivi e i
laboratori privati che hanno cominciato a svilupparsi stanno
riscoprendo le tecniche di riproduzione dei bellissimi effetti
ottenuti con questo sistema, che rendono ancor piu' affascinante
assistere alla proiezione di un film muto.
Il crescente interesse per questo genere di pellicole ha fatto
nascere festival internazionali dedicati esclusivamente al cinema
'storico'. Tuttavia, le manifestazioni piu' importanti si svolgono in
Italia. A Pordenone, nel gloriosi Cinema Verdi, si tengono
annualmente (dal 1981, l'anno dopo l'uscita di Napoleon) le <Giornate
del cinema muto>. La Kermesse friulana – nata per iniziativa di un
gruppo di giovani che, da 'studenti', si erano ritrovati all'indomani
del terremoto allo scopo di organizzare spettacoli cinematografici a
favore delle vittime – era in origine un evento minore, quasi locale,
dedicato, a esempio, alla riscoperta del grande comico francese Max
Linder e dell'evasivo produttore americano dei primordi Thomas Ince.
<Cinema ritrovato>, a cura della Cineteca di Bologna, e' una
manifestazione di tipo diverso, nata negli ani Ottanta nell'ambito
della <Mostra internazionale del cinema libero>, giunta . Come dice il titolo, si tratta di
una rassegna dedicata al recupero delle vecchie pellicole, settore
nel quale la Cineteca e' oggi leader.
L'interesse e il successo crescenti di tali manifestazioni sono la
prova che nella storia del film muto ci sono state in realta', due
rivoluzioni: l'apparizione, nel 1927, di Il cantante di jazz e il
festival di Napoleon del 1980. Prima di questo film, le pellicole
senza sonoro erano viste solo dai 'matusa' disposti a perder tempo
con immagini sbiadite e indistinte proiettate sugli schermi di aule
scolastiche. Da allora, il cinema muto e' stato restituito alla sua
vera dimensione, che nei casi migliori diviene esperienza eccitante e
affascinante, emozione grandissima, colore, musica e magia,
riscoperta da parte di un pubblico nuovo e lezione preziosa e
stimolante per i registi contemporanei.