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In dvd “Passione” di John Turturro. Una Napoli da non perdere

Si muove come un ballerino, John Turturro. Appena lo vedi, ti rendi conto che la musica e la danza sono state una parte fondamentale della sua vita e della sua carriera artistica. Il padre nativo di Giovinazzo, in provincia di Bari, partito per «Lamerica» quando aveva solo sei anni; la madre siciliana, anche lei arrivata «picciridda» negli States: e John, cresciuto con quei suoni arcani nelle orecchie, a scuola di danza e di percussioni, la lingua italiana (i dialetti italiani) come continuo suono di fondo, le canzoni e la musicalità napoletana come orizzonte quotidiano. L'attore-regista italoamericano è stato nei giorni scorsi in Italia per presentare l'edizione in dvd di un suo lavoro straordinario, "Passione", dedicato appunto alle canzoni di Napoli . Niente folklore, cultura vera: interpreti "alti" (ci sono Peppe Barra, Massimo Ranieri, Pino Daniele, gli Avion Travel e tanti, tanti altri) e persone del popolo, giovani e vecchi, uomini e donne accomunati dal gusto per una musicalità irripetibile.
Passione è una parola impegnativa, dai molti significati…

"È proprio la dualità di questa parola, e il suo incarnarsi nella cultura e nella musica napoletana, quello che mi ha attratto di più. Gioia e disperazione, amore e morte. Avere una passione, essere oppressi da una passione: questa per me è l'anima più vera, disperata e insieme gioiosa della città".
Una passione che, si direbbe, lei fa interamente sua.
"Certo. Fin da bambino ho sentito motivi musicali partenopei: le canzoni più famose, come ad esempio O sole mio, erano cantate dai più grandi cantanti americani. Uscivano dal juke box, e mi prendevano il cuore. Poi, quando sono finalmente venuto di persona a Napoli, ho constatato quanto di quella musica venisse direttamente dal popolo".
Che cosa la colpisce di più in Napoli?
"Il fatto che, nonostante le incredibili difficoltà in cui la città si è venuta a trovare tante volte nel corso della sua storia, i suoi abitanti siano riusciti non solo a sopravvivere, ma anche a mantenere un'identità così forte. Per me Napoli è un posto che comunica immediatamente un'identità fortissima. Nel film l'ho sottolineato più volte, accompagnando le canzoni con immagini in bianco e nero molto commoventi, soprattutto quelle relative alla fine della Seconda guerra mondiale.
Dopo una ricognizione così ampia sulla musica napoletana, quale artista le resta più nel cuore?
Sergio Bruni è di una bravura sovrumana, e il suo resta un vero e proprio culto. Ho avuto la fortuna di ritrovare uno spezzone in bianco e nero perfetto: sentirlo ogni volta è una gioia profonda".
Ma la Napoli di oggi, con tutti i suoi guai…
"Eccolo, il pericolo più grande per i napoletani, sempre in agguato: il pericolo della autodistruzione. Il mio messaggio è chiaro: non distruggete il territorio, non saccheggiate un ambiente assolutamente unico al mondo".