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Tra la via Emilia e il West

"Paréven furmighi".  "Sembravano formiche". I cittadini di Cavriago, in provincia di Reggio Emilia, tutti intenti, ognuno con il suo mattone, a ricostruire il cinema del paese dopo la guerra (la vicenda è raccontata nel film omonimo diretto da Daniele Segre nel '97). La Casa del popolo, la Coop, il municipio, perché no l'oratorio: va tutto bene, tutto serve a vivere meglio, ma come si fa a stare al mondo senza un cinema?
Non troppo lontano da lì, a Fidenza, in provincia di Parma, un giovane curato fantasioso, forse memore della lezione di don Camillo, aveva inventato all fine degli anni 50 un modo tutto suo per convincere i pargoli a non disertare la messa e i vari altri impegni chiesastici: una tessera a punti, da punzonare a ogni presenza. Raggiunto il "quorum", via all'ambitissimo premio: il cinema "a gratis", con ingresso riservato da una porta laterale, la sala tutta intera per i cattolicissimi fanciulli.
E ancora nel decennio successivo, quando imperversavano i matinée a prezzo popolare (incredibilmente 50 lire), quanta fatica per beghine, suorine e pretini: i ragazzi scalpitavano, l'omelia doveva essere breve, i rintocchi del campanile ricordavano che Tarzan, Ursus e Maciste aspettavano a poche decine di metri… .
Terra di cinema, l'Emilia Romagna. Cinema visto, vissuto e realizzato, finché la televisione e l'automobile non hanno stravolto le abitudini di vita, rinchiudendo anche qui i laboriosissimi abitanti tra le mura domestiche e, sempre più spesso, fuori dai centri storici. Occorre dunque parlare al passato, con nostalgia, magari ricordando ancora l'ultimo, grandioso successo popolare, Novecento di Bernardo Bertolucci, con i contadini delle campagne di Parma e Piacenza che sciamavano in città per vedere, per vedersi, per sentirsi, forse per l'ultima volta, protagonisti di una Storia che avevano vissuto.
Bertolucci, dall'Emilia al mondo. I due fratelli, Bernardo e Giuseppe, figli di un cantore massimo di queste terre, il poeta Attilio, non vivono più a Parma. Cittadini del mondo, interessati ad altre problematiche, figli di una società colta, ricca, illuminata, insieme affascinata e respinta dal mondo dei campi, del lavoro, della durissima fatica quotidiana. Con Novecento, appunto, Bernardo ha pagato il suo "debito", si è affrancato dai fantasmi che lo inseguivano dai tempi di Prima della rivoluzione. Ora è a Londra, a Roma, a Hollywood, in Asia. Ritornerà? Racconterà la disillusione della ricchezza, la noia dei giovani che hanno tutto, lo sgomento dei vecchi che vedono scomparire alla velocità della luce i valori e le idee in cui hanno creduto?
Come cantore dell'inquietudine un altro grande emiliano è Marco Bellocchio: quanto cammino da I pugni in tasca, vero e proprio pugno nello stomaco che risvegliò un'intera generazione dal torpore giovanile, aprendoci gli occhi sul non detto, sul dolore, sul marcio che albergavano in quella casa (la nostra casa?) nella profonda provincia di Piacenza. Ansia e risate, angoscia e comicità liberatrice: a cavallo tra Parma e Reggio è il regno di Peppone e don Camillo, inventati da un parmigiano "della Bassa" e portati sul grande schermo da un francese di solido mestiere. La coppia Guareschi-Duvivier, grazie all'altra popolarissima coppia italo-francese, Cervi-Fernandel, ha dato di questa terra il ritratto, insieme, più stereotipato e più vero.
A chi non è di qui sembra, vedendo quei film, di esserci sempre stato: coglie il gusto per la battuta, gli odi feroci che covano sotto la cenere, il buon lambrusco capace di mettere a tacere le più truci controversie. E coglie, guardando i fotogrammi in modo più profondo (li abbiamo viste tante volte, queste pellicole, da permetterci una visione un po' più distaccata) una campagna, dei borghi, dei modi di vita che, inesorabilmente, non ci sono più. Intravede anche, in filigrana, le profonde angosce di Zavattini e Ligabue, che bazzicavano da queste parti? Forse, senza dimenticare che il grande Cesare, venerato a Hollywood e tra i massimi sceneggiatori della storia del cinema, non aveva mai rinunciato al suo dialetto. Anziano (già, anziano: ma chi si ricorda uno Zavattini giovane?) confessava in una poesia straordinaria l'amore per la sua lingua materna: ().
Zavattini, un sommo. E allora finiamo con i sommi, lasciati in coda perché, così come si fa con il prezioso aceto balsamico – quello vero – di Spilamberto e dintorni, il sapore ci resti a lungo in bocca. Parliamo del ferrarese Antonioni e del riminese Fellini. Pronunciate i loro nomi all'estero, e gli occhi del vostro interlocutore si illumineranno. Padani, emiliani, romagnoli, italiani, universali: lo stesso fenomeno per cui la parolina dialettale "amarcord", sconosciuta ai più fino al 1973, è diventata, dopo il film di Federico, patrimonio del mondo intero.

  • enrico chierici |

    bravissimo

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